Al centro del dibattito ancora una volta la riforma legislativa dei Comites e del CGIE dopo il rinvio dall'Aula del Senato in Commissione del ddl Tofani, dal nome del relatore in Commissione che ha raccolto input derivanti dai disegni di legge presentati al Senato da esponenti dei partiti.
Proposte che talvolta non hanno raccolto, tuttavia, l'assenso dei partiti di riferimento, essendo piuttosto espressione di convinzioni singole o di gruppi all'interno dei partiti. Una riforma che, tuttavia, proprio all'interno del CGIE ed in buona parte dei Comites trova uno zoccolo duro ed una richiesta di maggiore partecipazione da parte delle comunità, anche da parte degli oriundi, ovvero di quella rappresentanza delle giovani e meno giovani generazioni all'estero che, tuttavia, vorrebbero mantenere un rapporto privilegiato con l'Italia.
Pieno consenso del Governo al testo del Sen. Tofani, anche se con alcune modifiche di carattere contingente legate alla cosiddetta "razionalizzazione" della rete consolare, la posizione espressa dal Sottosegretario agli Affari Esteri con delega per gli Italiani nel mondo, Sen. Alfredo Mantica. Una posizione che accoglie le istanze istituzionali regionaliste, che il Presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all'Estero, il sen. del PDL Giuseppe Firrarello, non condivide in quanto non espressione della concreta realtà delle comunità italiane all'estero... E l'associazionismo ? L'istituto Siciliano Fernando Santi con il suo Presidente, Luciano Luciani esprime di seguito molto chiaramente la propria posizione:
"«In più occasioni, e segnatamente nel corso dell’iter parlamentare, l’Istituto Italiano Fernando Santi ha sollecitato l’attenzione dei parlamentari sui contenuti della riforma dei Comites e del CGIE, quali il rafforzamento del ruolo e della presenza nel CGIE dei Sindacati, dei Patronati e delle Associazioni Nazionali degli italiani nel mondo, nonché l’esigenza di moralizzare e garantire riservatezza e segretezza nell’espressione del voto anche per l’elezione dei Comites, eliminando il voto per corrispondenza, fonte e occasione di forme di malcostume e di criminalità».
«L’Istituto ritiene prioritaria l’esigenza di valorizzare il ruolo dell’Associazionismo in Italia e delle sue articolazioni all’estero, in coerenza con la proposta di legge n. 904 - Modifiche alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, in materia di attività delle associazioni di promozione sociale in favore delle comunità italiane all'estero - presentata alla Camera dei Deputati dall’On.le Franco Narducci».
«Il testo unificato, coordinato dal relatore Sen. Oreste Tofani, purtroppo marcia in senso opposto ai contenuti della proposta di legge n.904. Infatti quanto previsto dal testo unificato, che sopprime la presenza dal CGIE dei Patronati, dei Sindacati e delle Associazioni, è assolutamente improponibile e intollerabile».
Quanto al rafforzamento del ismo oltre frontiera ?
«Il testo prevede, inoltre, che ciascuna Regione italiana sia rappresentata nel CGIE da un proprio Assessore, competente in materia di italiani all’estero».
«Il CGIE non deve diventare la “Torre di Babele” dei diversi Assessori Regionali, i quali rappresentano entità politiche e amministrative contrastanti e indirizzi legislativi divergenti tra loro; si rende invece necessario legiferare al più presto per approvare una legge quadro nazionale che possa armonizzare e indirizzare le diverse legislazioni regionali».
«Con l’approvazione della legge di riforma le Regioni debbono trovare nel CGIE una sintesi politica della loro rappresentanza, attraverso la designazione da parte della Conferenza delle Regioni di tre o cinque componenti».
«Tale soluzione può consentire alle Regioni di esprimere una omogenea strategia e nel contempo la possibilità di recuperare nel CGIE almeno 15 componenti che possono essere riattribuiti a Patronati, Sindacati e Associazioni, le quali, è bene ricordare, rappresentano la storia e il punto di riferimento certo, anche nell’attualità, delle comunità italiane all’estero».
Il presidente del Santi allarga, poi, la riflessione alla questione della cittadinanza al centro anche di altri tavoli della politica italiana afferente al mondo dell'immigrazione...oltre che dell'emigrazione italiana.
"Suggerirei di leggere sul sito www.iifs.it il n. 4 di dicembre 2010, sia l’articolo di fondo sulla cittadinanza italiana ai giovani immigrati nati in Italia, sia l’articolo di Marco Luciani sulla cittadinanza: diritto di sangue – diritto di suolo.
Stiamo facendo crescere giovani immigrati in Italia senza riconoscere, all’atto della nascita in Italia, l’immediato diritto di cittadinanza, decisivo per sentirsi parte integrante della Nazione.
Il ragionamento da fare sulla cittadinanza italiana, sia in sede politica che legislativa, deve essere unico per gli italiani all’estero e per le comunità immigrate.
Anche in materia di cittadinanza occorre trovare il coraggio di affermare che il diritto di sangue, ai fini del riconoscimento della cittadinanza italiana, può essere fatto valere sino alla seconda generazione di nati all’estero.
Il riconoscimento della cittadinanza a distanza di generazioni tra loro lontane può diventare occasione per possibili strumentalizzazioni per lavorare o viaggiare in altri Paesi europei e per appesantire il nostro precario welfare.
L’attuale legislazione sulla cittadinanza italiana costituisce certamente un ostacolo per avviare un provvedimento di legge che assicuri l’assegno sociale ai cittadini all’estero in possesso della cittadinanza italiana. Anche per questo va rafforzato il principio del diritto di suolo per i nati in Italia, alla stregua degli altri Paesi che tutelano e riconoscono la cittadinanza a chi nasce sul loro territorio."
E il Presidente Luciani conclude: "L’Istituto continuerà a battersi per questi obiettivi prioritari per le comunità italiane nel mondo».(26/04/2011-ITL/ITNET)
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